Cocaina & Alessandra

4 Marzo 2020

Mi sento bene, sana, innamorata della vita e pronta ad innamorarmi delle persone di nuovo dopo un anno molto difficile da cui ho finalmente deciso di tagliare le cattive abitudini e frequentazioni. Mi sento sana, sobria, più tonica e magra, e a breve sento che tornerò anche ad arricchirmi con la mia arte piuttosto che con il gioco d’azzardo. Del resto grazie ai miei comportamenti stravaganti derivanti dall’effetto che un rally da Londra fino ad Ibiza a cui mi ero aggiunta in meno di ventiquattro ore, ero riuscita ad essere espulsa da tutti i casinò di Monaco per sei mesi; dovevo reinventarmi dopo la depressione di chi vuole sprofondare nei propri abissi per capirne i torti e abbracciarne i rimorsi per poi rialzarsi più forte. In quei giorni avevo proprio deciso di raccontare la mia esperienza in un libro intitolato Quel che resta di Ibiza, dove analizzavo questo maledetto ventisettesimo anno in cui per poco non mi sono suicidata abusando di qualsiasi cosa al pari di tanti illustri artisti. E invece nelle condizioni di quarantena in cui tutta l’Italia versa adesso mi ritrovo a pensare che tutto sommato era meglio che le cose fossero andate così, perché solo adesso potevo apprezzare veramente ogni minimo dettaglio, piacere ed emozione.

Chi avrebbe mai pensato che l’arte, la contemplazione e la gioia pure della bellezza e dell’amore potessero dunque fiorire in me grazie ad una pandemia?

Ma sono una persona estrema e questo è il mio anno, un bisestile in cui i giorni cadono occupando le stesse date settimanali del 1992, l’anno in cui sono nata; l’anno in cui crollò la Prima repubblica a causa di Tangentopoli, e l’anno in cui l’ URSS finì di sgretolarsi. Non c’è da sorprendersi dunque che come ho visto tramontare il sole sul 2019, il cuore mi si sia espanso di una nuova fiducia, e che i festeggiamenti dalla mezzanotte in poi siano stati bizzarri quanto meravigliosi—nonostante l’ennesima beffa di un buttafuori del Jimmy’z, un’ubriacatura al Meridien da sola aspettando i miei amici ebrei che non uscivano dal club addebitando cinque Campari spritz e un pacchetto di sigarette ad un cliente dell’albergo sbruffone e insolente, essere sbattuta fuori anche da lì per poi trovare un amico di colore che gentilmente mi ha riaccompagnata a casa a piedi; per poi bere birra fino alle nove del mattino e addormentarci in giardino su un lettino da sole… Insomma, i miei ventisette anni hanno visto episodi di tutti i generi essere affrontati con tenacia ma poi scavarmi in fondo, da quella notte invece la musica era cambiata. Avevo ritrovato la mia spensieratezza cosciente. Certo, dovevo tagliare con l’uso di una sostanza che assumevo come fosse caffè, ma ci sarei arrivata improvvisamente poco dopo, rendendomi conto che la prima che si era fatta del male da sola ero io con una profezia autoavverante che oggi prende il nome di self-handicapping.

Questo estratto dal libro che sto scrivendo, Le xxx giornate di Venere, è tratto dal giorno in cui lo faccio iniziare, in questo paranormale periodo in cui ci costringe un virus i cui effetti sono stati indubbiamente esagerati e che vengono ormai strumentalizzati per assopire la popolazione. Lascio ai patrioti eroi da divano il compiacimento della situazione in cui versiamo, anche se quanto ho scritto all’inizio del mio diario sulla stessa era e continua ad essere vero: indubbiamente questo momento mi ha aiutata a ritrovare e rinnovare il mio rapporto con le persone a me care, trovarne di nuove, e soprattutto ritrovare me stessa. Ho trovato il coraggio di raccontarmi, di rendere pubblica la diceria dei maligni affinché i loro inesatti giudizi possano essere rimangiati e la mia verità uscirne vincitrice: un lavoro utile per ricordarmi che solo il mio giudizio e la mia forza mi salvano, e utile anche per chi dovesse ritrovarsi nelle mie condizioni passate e avesse bisogno di un aiuto davvero sincero.

Questa sezione si occuperà di trattare più in generale l’argomento droga, insistendo sul tema a me caro della sua totale legalizzazione.

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